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CENNI STORICI Torna alla pagina precedente
L'etimologia di Misinto potrebbe essere molto probabilmente spiegata come la risultante di una processo linguistico che ha all'inizio il termine latino "Medium-Cinctus", cioè un "Iocus medium cinctus": vale a dire una località posta nel mezzo e circondata tutt'attorno da distese boschive e folte pinete.

Per naturale evoluzione fonetica e filogica il nome, poi, si è tramutato in Medio-Cinctus; in seguito, quando si affermarono le lingue nazionali e anche i vari dialetti regionali, si è volgarizzato in Mediosente (l'italiano cioè dei secoli X e XI).

Successivamente il nome si è ridotto a Misente, (o a Misentum, come è citato nei documenti di chiesa, per i quali appunto era di prammatica l'uso del latino così detto ecclesiastico).

Nel "Liber Notitiae" (sec. XIII) troviamo la forma Misentis.

Sui documenti locali, cioè dal 1560 in poi, appaiono invece le seguenti trasformazioni: la forma Misente, (talora alternata indifferentemente con la forma Misento) perdura per oltre due secoli, fino cioè al 1780 circa.

Dal 1790 circa in poi, si impone definitivamente su tutti quanti i documenti (civili ed ecclesiastici) la forma attuale di Misinto.

Il nome Misinto ci porta a credere ad una origine antichissima del paese, esistente già nei secoli della denominazione romana, quando i Romani iniziarono la loro penetrazione in questi territori.

Una documentazione di questa civiltà è stata trovata recentemente anche sul territorio del nostro Comune.

Si tratta di parecchie monete romane, rinvenute durante gli scavi del terreno presso la località Fornace.

Anche a Cascina Nuova, poi, frazione di Misinto, durante l'aratura di un terreno, si sono trovati nel 1961 , cocci di vasi e anfore di fattura molto antica, databili ai primi secoli dopo Cristo.

Il libro "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" conserva la memoria degli altari e delle Chiese di tutta la Diocesi milanese.

È stato scritto da Goffredo da Bussero, nato nel 1220 da illustre famiglia e il cui padre era stato fondatore dell'Ospedale S. Barnaba a Milano, fu anche prete nella terra di Rodellum (Rovello) e morì pare nel 1289.

Dal resto risulta che Misinto apparteneva alla Pieve di Seveso e che esistevano ben due chiese una dedicata a San Siro e l'altra dedicata a S. Stefano, della quale oggi non resta traccia.

Da un documento del 1337 si viene a sapere che il sac. Giacomo da Birago era in quell'anno Rettore della Chiesa di S. Siro.

La notizia è molto importante in quanto testimonia l'esistenza di un nucleo di vita parrocchiale.

Solo nel 1563 si trova un sacerdote fisso nella persona di Giovanni Battista Carcano e di un vice-rettore, probabilmente solo temporaneo, nella persona di Giovanni Bellomo.

Degna di nota è la visita che San Carlo Borromeo compì a Misinto nel 1581, durante la quale, secondo documenti d'archivio, amministrò la cresima a diverse persone.

Lo stesso San Carlo Borromeo, si rese conto personalmente dello stato pietoso in cui si trovava la chiesa e impose al Parroco la riedificazione, i lavori procedevano a rilento e dovettero terminare verso il 1640, la Chiesa risultava a navata unica, affiancata dal campanile, secondo lo stile lombardo diffuso già dal secolo XI.

All'ingresso della chiesa verso occidente, c'era il cimitero con due sepolcri distinti: uno per le femmine e uno per i maschi.

Nell'interno v'erano i sepolcri delle tre famiglie nobili di allora: Solaro, Birago e Vimercati.

La chiesa venne ampliata verso oriente nel 1894 con l'aggiunta della cripta, mentre era parroco Don Castiglioni.

Il terreno, dopo trattative laboriose, fu acquistato dalla famiglia Maggi.

Nel 1897, nella ristrutturazione della parte antica si crearono sei arcate sovrastanti le cappelle dando luogo ai matronei, con lo scopo di allargare la capienza della chiesa.

La cripta inizialmente, cioè nel 1894, fu ricavata limitatamente solo dallo spazio sottostante l'Altare Maggiore e fu dedicata al Crocifisso per espressa volontà della popolazione.

Nel 1898 I venne ampliata e si diede possibilità di accedervi direttamente dalla piazza.

L'Altare Maggiore è tutto un complesso marmoreo, eretto nel 1796 per opera di Nazaro Fossati di Arzo.

Sovrasta il tabernacolo un tempietto esastilo, sulle cui due colonnine laterali fanno spicco gli angioletti con turibolo.

Nella frazione di Cascina Nuova venne edificato verso il 1570 un oratorio dedicato a San Bernardo sui beni del fisico Gottardo Visconti, nel 1927 si costruiva la chiesa di S. Bernardo su progetto dell'architetto Zanchetta di Milano.


LE VILLE STORICHE

Palazzo Maggi


Assume tale nome quando, il 3 dicembre 1810 Ermenegildo Vimercati cedette tutta la sua proprietà, terreni e caseggiati, a Carlo Ambrogio Maggi.

Circa le origini del palazzo, probabilmente, nel trecento e nel quattrocento, si effettuò un trapasso di proprietà da una precedente casata a quella dei Vimercati; è certo comunque che il nucleo primitivo della costruzione risale a qualche secolo prima.

I Maggi non apportarono modifiche di rilievo, tali da alterare profondamente la planimetria del palazzo, la compagine muraria e l'aspetto esteriore non dovevano essere dissimili da come si presentano oggi.

Essi aggiunsero forse qualche elemento posticcio (come la veranda interna) e completarono la decorazione d'altre sale interne.

Villa Riva

Fu la famiglia Solaro, da ritenersi la prima proprietaria dell'immobile.

La permanenza a Misinto della famiglia, infatti è documentata fin dal secolo XVI dai registri parrocchiali.

In un documento del 1691 vi è la descrizione delle coerenze delle loro proprietà nel territorio di Misinto, suddiviso in più tavole.

Nel 1793, quando muore l'ultimo erede dei Solaro Don G. Battista Solari, la vedova Gozzoni, trovatasi sola e senza eredi, passò la proprietà ad Antonia Francesconi, moglie di Zaccaria Riva.

Il trapasso deve essere avvenuto proprio nei primissimi anni dell'Ottocento.

Nel 1947 villa e giardino furono acquistati dai Lanzani di Seveso.
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